Che faccia ha la felicità?!

Per i miei pensieri di oggi prendo un pochino in prestito il titolo da una bellissima canzone dei Negrita. Scorro le foto dell’ultimo viaggio di quest’estate e mi chiedo: “ma che faccia ha la felicità?!” Ormai il suo rumore ho imparato a conoscerlo, come dicono loro…

Come opposti che si attraggono,
come amanti che si abbracciano.
Camminiamo ancora insieme,
sopra il male sopra il bene,
Ma i fiumi si attraversano e le vette si conquistano.
Corri fino a sentir male
con la gola secca sotto il sole.
Che rumore fa la felicità.

Ma se la incontro per strada, tutta assorta nei suoi pensieri, magari con le cuffiette nelle orecchie, tutta raggomitolata in una sciarpona di lana ed in assoluto silenzio… come la riconosco?!
E poi eccola lì, nello scintillio dei miei occhi, sulle mie labbra, tra i capelli ricci e scompigliati dal vento, è proprio lì che mi guarda, direttamente dallo scatto fatto durante la prima traversata in traghetto di un fiordo… Poi guardo meglio, è anche nel sorriso finalmente convinto di chi in foto non ride quasi mai, tra le sue lentiggini e anche lì, dentro nel cappuccio della felpa abilmente sollevato per non arrendersi al vento freddo di Norvegia. Qualche foto più in là la vedo chiaramente oltre i nostri occhiali da sole, sul traghetto mentre attraversiamo il Circolo Polare Artico… e forse ancora più evidente, è sicuramente nei nostri nasi rossi e infreddoliti davanti al mappamondo di Capo Nord e al suo muro di nebbia! (ehm…questa foto ve la risparmio, credetemi sulla parola!!)

Se poi ci penso davvero bene, la felicità aveva la mia faccia anche l’anno scorso quando dall’alto della rocca di Uchisar ammiravo stupita le valli della Cappadocia scavate nella sua roccia rosata, quando dal Sunset Point di Göreme o dall’alto del “castello di cotone” di Pamukkale ho atteso che il sole tramontasse dietro le rocce per regalarci due dei tramonti più incantevoli della mia vita.
Aveva sicuramente la mia faccia quando ho messo il mio primo piedino dentro Hagia Sofia ad Istanbul e i miei occhi si sono riempiti di commozione nel vedere materializzata davanti a me l’oggetto di tanti studi e sogni… aveva sicuramente i miei piedi quando, togliendomi le scarpe, mi sono concessa il più naturale degli scrub camminando a Tuz Golü, il lago salato vicino ad Ankara.

La felicità era sicuramente nei miei occhi quando, percorrendo la baia di Cancale ho intravisto in lontananza l’isola di Mont-Saint-Michel ed è letteralmente esplosa quando, come facevano i pellegrini un tempo, abbiamo percorso a piedi la strada che conduce proprio lì, vedendolo diventare sempre più imponente e sorprendente.
Aveva la mia faccia la prima volta che ho visto la marea e tutte le barchette dei pescatori adagiarsi sul fondo del mare nei porti della Bretagna, quando mi sono fermata ad ammirare la forza dell’Oceano Atlantico dagli scogli della Pointe-de-Pen-Hir, quando mi sono addormentata nella capanna di legno del campeggio di Châteaulin.

Era sulle mie labbra quando ho addentato le più buone frites della mia vita, nel cono di carta da Chez Antoine a Bruxelles… e se vi sembra poco, provatele e saprete dirmi se non hanno avuto anche su di voi l’effetto di una pozione magica dopo una giornata a zonzo nella capitale belga! E se devo dirla tutta c’era anche all’assaggio della miglior gauffre au sucre sempre a Bruxelles, dei macarons in Francia, della grigliata di pesce a Santa Maria di Leuca così come della semplicità assoluta di orecchiette e minchiareddi al sugo di pomodoro e cacio salentine… si capisce che sono golosa?!

Ha la mia faccia tutte le volte che imbocco l’uscita dell’autostrada a Chiavari, in Liguria, dove mi sento più a casa che in nessun altro posto; ha costantemente la mia faccia mentre osservo il sole tramontare alle spalle del promontorio di Portofino e quel mare che ormai non è più solo “mio”, ma che è ancora più bello da quando è condiviso.

Potrei andare avanti per ore, ma il messaggio non cambierebbe di una virgola e forse bastavano queste poche parole di un proverbio tibetano:

Cercare la felicità fuori di noi è come aspettare il sorgere del sole in una grotta rivolta a nord.

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Mariagiulia Bertali

Chi sono?! In realtà Mariagiulia, tutto attaccato (!), ma per semplicità e velocità Mery. 26 anni, laureata in architettura…Architetto in progress! Soprattutto, però, CURIOSA e APPASSIONATA di tutto quello che succede al di là del “paesello”.

6 thoughts on “Che faccia ha la felicità?!

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