La Turchia è per i sognatori…

Ho fisse negli occhi le immagini passate dai telegiornali sabato delle esplosioni durante la marcia pacifista alla stazione di Ankara, capitale della Turchia.

Scrivo questo post d’istinto, perché non si può restare in silenzio di fronte al più grande affronto: distruggere i sogni di chi vede la pace come una realtà possibile e la testimonia cantando, danzando con gioia, gridando alla nostra coscienza che qualcosa si può fare, anche con semplicità e partendo dal basso.

Estate 2014 è stata, per me, Turchia. Una meta che desideravo da sempre, senza sapere realmente il motivo di tale attrazione.
Siamo partiti forse con un po’ di incoscienza, all’alba di una stagione di sanguinosi scontri al confine orientale con la Siria e di ripetuti contrasti interni alla Turchia stessa.

Abbiamo ardentemente voluto non solo Istanbul, ma anche le desolate steppe dell’Anatolia, le magnifiche valli della Cappadocia, il mare cristallino della costa occidentale, i siti archeologici testimoni di una storia gloriosa… vivendo così due viaggi in uno, l’orientale modernità di una capitale unica al mondo e l’autenticità di un Paese e di un popolo così ricco di cultura e tradizioni.

Abbiamo percorso centinaia di chilometri su strade perfettamente pulite -sì perché i Turchi ci tengono alla pulizia, soprattutto di auto e strade!! Ovunque ti giri, li becchi ad innaffiare le strade o a pulire ben bene auto ed addirittura furgoni e camion. Ad ogni area di servizio c’è qualcuno intento a rendere splendentela macchina e, se per caso, lasci la tua incustodita per più di cinque minuti… te la ritrovi pulita e luccicante, manco fosse appena uscita dalla concessionaria. E mentre percorrevamo queste strade già perfette, ci hanno fatto compagnia innumerevoli cantieri di nuove strade che collegheranno chissà-cosa a chissà-dove… perché diciamolo, la sterminata steppa anatolica è perlopiù desertica e i pochi villaggi che ci sono, già sono perfettamente collegati dalle strade esistenti, ma come si dice: “abbondare è meglio che deficere!”

Abbiamo vissuto il nostro primo shock culturale quando, all’uscita da Istanbul affamati e in cerca di un parente turco delle nostre aree di servizio ci siamo imbattuti in un poco-più-che-un-chiosco con pareti e copertura in pannelli di plastica ondulati, dove per poter mangiare un ottimo spezzatino con riso bianco siamo dovuti ricorrere all’universale linguaggio dei gesti, accompagnato da: “noi…mangiare…qui…possibile??” Ricevendo come risposta il più grande sorriso mai visto e tutta la disponibilità di questo ragazzo che, nonostante la nostra evidente incapacità di comprenderlo, ha voluto spiegarci nei dettagli tutte le portate disponibili, dalle zuppe al dolce, probabilmente elencandoci anche gli ingredienti ed il procedimento per la preparazione… in quel momento ho davvero ringraziato la mia Lonely Planet per avermi insegnato almeno a ringraziare…Tešekkür ederim!

Abbiamo poi scoperto che i Turchi l’inglese lo sanno meglio di noi… e soprattutto lo usano al meglio. Posso tranquillamente dire che sono il popolo più accogliente che io abbia mai incontrato, si farebbero in mille per farti sentire a casa, darti tutte le possibili informazioni e consigli, prenotarti tutti i migliori ristoranti, addirittura accompagnarti fisicamente lungo un sentiero abbastanza impervio alla ricerca del mare di Kabak, a piedi nudi!!… il tutto con il migliore dei loro sorrisi sulle labbra! Sono dei gran chiacchieroni, amano raccontare e beh, per noi non c’era niente di meglio che stare ad ascoltare.

Abbiamo bevuto sproporzionate quantità di tè, il çay, che in Turchia è un vero e proprio rito sociale… al quale noi abbiamo aderito molto volentieri. Ma abbiamo anche mangiato esagerate porzioni di kebab in tutte le sue forme -spiedini, spezzatino, nella pide…- e innumerevoli köfte, polpette speziatissime di cui sento ancora il sapore in bocca! Abbiamo toccato davvero il fondo quando per pranzo abbiamo pagato la bella cifra di 36 Lire turche in quattro -12 €, ovvero 3 a testa- per quattro pide, l’equivalente turco di una pizza bianca ovale, acqua e pure dell’ottimo melone bianco… ah, con pulizia della macchina aggiuntiva!
Dobbiamo anche ammettere però, che non abbiamo mai desiderato così tanto un piatto di spaghetti al pomodoro come sul volo di rientro, dopo due settimane a base di kebab-pide-köfteköfte-pide-kebab!!

Abbiamo imparato che, alla faccia di Atatürk, padre della Turchia moderna, non si può parlare di stato laico. Anzi, la religione islamica pervade in modo intenso la vita quotidiana e tra le nuove generazioni si sta nuovamente diffondendo, anche in seguito alle ondate migratorie dai Paesi tradizionalmente più osservanti come Siria ed Iran, un ritorno alla rigidità dei dettami dell’Islam. Abbiamo osservato moltissime ragazzine davvero giovani alle prese con smartphone di ultima generazione, che io faticherei ad accendere, coperte letteralmente dalla testa ai piedi dal niqab, il velo che copre interamente il corpo e la testa della donna lasciando libera solo una fessura per gli occhi. Abbiamo scoperto a nostre spese che a Konya, cuore della Turchia più tradizionalista anche in senso religioso, non si serve alcol, nemmeno una birra a turisti!
Ma abbiamo anche capito quanto ci piacciano le moschee di Istanbul, soprattutto per quella sensazione che il luogo sacro sia innanzitutto un rifugio per chiunque, dove puoi pregare, cantare, dove i bambini sono liberi di correre sui tappeti tra la mamma e il papà, dove puoi anche solo entrare per cercare un po’ di silenzio e pace, rispettando gli altri e la loro religione o idea di sacralità.

La Turchia è per i sognatori.
È per chi guarda al futuro e agli altri con il sorriso, per chi costruirebbe un’altra strada nel deserto, caso mai serva… Per chi riconosce l’importanza di mettere in pausa la propria giornata per gustarsi un bicchierino di çay su una seggiolina a bordo strada, per chi entrando scalzo in una moschea si ferma ad ammirare la luce che filtrando dalle vetrate riempie di senso quello spazio. È sicuramente per chi non ha perso la speranza che manifestare per i propri diritti e per la pace sia ancora un’ottima idea.
Una volta tornata a casa, l’estate scorsa, pensai che infondo no c’è niente di più bello di quella vitalità, di quella voglia di cambiare le cose che avevo respirato per le strade affollate di Istanbul, ma che rimaneva altrettanto affascinante l’attaccamento alla propria cultura e tradizioni, quasi a volerla mantenere un po’ quella distanza dal nostro Occidente.
La Turchia è per i sognatori, perché sono gli unici che sanno di poter riuscire a tenere insieme tutto questo, nonostante la strada sia ancora lunga loro vedono il traguardo.

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Mariagiulia Bertali

Chi sono?! In realtà Mariagiulia, tutto attaccato (!), ma per semplicità e velocità Mery. 26 anni, laureata in architettura…Architetto in progress! Soprattutto, però, CURIOSA e APPASSIONATA di tutto quello che succede al di là del “paesello”.

7 thoughts on “La Turchia è per i sognatori…

    1. Grazie mille Ele!
      Anche per me Santa Sofia era un desiderio da realizzare assolutamente, e ti assicuro che non ha deluso le aspettative…neanche un po’!
      Istanbul è una città incredibile, quando te ne vai ancora non ci credi… ma anche il resto della Turchia merita tanta attenzione, perché solo lì trovi l’essenza più profonda di questo popolo meraviglioso.
      Un abbraccio

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  1. […] Se vi sentite pronti ad aumentare il grado di complessità del vostro on the road, è arrivato il momento di passare al livello successivo… si allungano le distanze ed anche la durata del viaggio: indicativamente considerate un massimo di 2 settimane, con spostamenti giornalieri che variano dai 100 ai 200km. In questo modo sarete in grado di prevedere un itinerario di una certa importanza, ma concedendovi delle giornate di pausa adatte a visitare ed esplorare le tappe o concedervi esperienze alternative. Per questo tipo di viaggio è necessaria una buona organizzazione in fase di preparazione, ma non fatevi prendere dall’ansia di prevedere tutto in anticipo: stabilite i punti fermi del vostro itinerario, partenza ed arrivo, tappe imperdibili e altre attrattive che volete includere nell’esperienza; definite quanto tempo dedicare ad ognuna di esse -io consiglio di alternare una giornata dedicata agli spostamenti ad una o più per dedicarsi alle visite ecc.- ed infine prenotate le sistemazioni, che anche in questo caso saranno principalmente hotel o appartamenti. Considerate di cambiare alloggio ogni 2/3 giorni in modo da non stressarvi troppo, ma anche limitare gli spostamenti inutili… Il mezzo di trasporto che vi consiglio è ancora una volta la macchina, che riuscirà a farvi percorrere gli spostamenti in tranquillità oltre a darvi la possibilità di portarvi tutto il necessario -io, per esempio, se prevedo di alloggiare in appartamenti con cucina mi porto sempre almeno una pentola, qualche pacchetto di pasta ed il sugo 😉 Qualche idea per l’itinerario giusto: L’itinerario perfetto per voi, esploratori curiosi, è sicuramente un tour a cavallo tra Belgio e Francia settentrionale, che noi abbiamo percorso in due settimane scoprendo alcune delle regioni più ricche di tradizione in Europa: un solo spassionato consiglio, non perdetevi per nulla al mondo la Bretagna! Per una meta più calda ed estiva, ma altrettanto carica di fascino e storia vi consiglio la Turchia. Compatibilmente con la situazione politica di questo paese che purtroppo negli ultimi anni sembra essere letteralmente esplosa, potrete organizzare in 12/13 giorni un bellissimo itinerario alla scoperta della Cappadocia, l’Anatolia, la costa occidentale e chiaramente la meravigliosa Istanbul…. in attesa dell’itinerario completo, qui trovate le mie riflessioni su questo Paese che mi ha davvero conquistata! […]

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