#prime10volte: perché viaggiare vuol dire scoprire!

Questo post parla di viaggi e del loro significato più profondo: scoprire, conoscere, imparare.

O almeno questo vuol dire per me viaggiare: tornare con la valigia sempre più piena che all’andata, soprattutto di esperienze ed emozioni. Ecco perché l’articolo di Francesca mi è piaciuto subito moltissimo… sarà che dove abita lei, sulle sponde del Lago di Costanza, l’aria pulita stuzzica le buone idee, ma raccontare le prime volte in viaggio, ovvero quelle esperienze che nel bene o nel male -ma parlando di viaggi, sono per lo più le cose migliori che ti possono capitare!- ti hanno cambiato la vita o perlomeno il modo di vivere una partenza, è stato un vero colpo di genio! Figuriamoci poi l’idea di raggruppare le #prime10volte di altre viaggiatrici-compulsive con un bel hashtag… e così eccomi lì a leggere le prime volte di Martina, Cris e poi di Anna e pensare che adesso le conosco un po’ di più proprio grazie ai loro racconti! Così non mi sono saputa trattenere e mi sono detta: “perchè non scriverle anch’io?!”

Eccole…

  • la prima volta che sono stata in un altro continente

Non è avvenuto in seguito ad un volo intercontinentale ed in realtà all’epoca non ne ebbi esattamente coscienza… ma sicuramente è stato uno dei viaggi che più di tutti ha un significato molto profondo per me. Maggio 2000, avevo 10 anni, anzi lì compii proprio in viaggio…ecco anche questa sarebbe una #primavolta! Ed è stato anche il primo viaggio fuori dall’Italia per me, insieme ai miei genitori e mio fratello: siamo andati in Israele e quindi il mio primo continente extra-europeo è stata l’Asia, nonostante non ci siamo spinti oltre il Mar Mediterraneo. Inutile dire quanto ci riteniamo fortunati ad aver potuto vedere quella terra così ricca di storia, spiritualità e cultura prima degli scontri israeolo-palestinesi del settembre di quello stesso anno, che diedero avvio alla cosiddetta Seconda Intifada: abbiamo potuto vedere e conoscere così tante cose, realtà, luoghi che, nonostante fossi ancora relativamente piccola, affollano ancora la mia memoria in maniera così nitida… E poi proprio lì, è nato il mio amore incontrastato per i suq bazar, ovvero i mercati tipici dei paesi mediorientali che in realtà sono dei veri e propri quartieri dove le viette strette e tortuose sono un susseguirsi di botteghe che vendono letteralmente la qualunque!

  • la prima volta che ho fatto il bagno nell’Oceano

Sì beh, direte voi… niente di così trascendentale, basta prendere un volo per una qualsiasi isola caraibica e il bagno lo fai per forza nell’Oceano!  Tutto corretto, ma io ai Caraibi non ci sono ancora stata e il mio Oceano non aveva l’acqua cristallina né temperature accettabili, la spiaggia bianca sì, ma era quella di Oostende, sulla costa belga all’incirca alla latitudine di Mosca, in una giornata non propriamente estiva!! E per essere precisi, più che un bagno si è trattato di un tuffo stile quello che si fa nella vasca ghiacciata di certe terme…un dentro e fuori, ma fuori subito, anzi subitissimo!
Eppure è stato indimenticabile: la corsa sulla spiaggia, perché solo se corri riesci a non perdere il coraggio, l’impatto con le onde e la sensazione di aver raggiunto un traguardo.

  • la prima volta che ho dormito in casa d’altri

Anche questa #primavolta è legata al Belgio… Quarta superiore e scambio interculturale della mia classe del liceo linguistico con una scuola di Herzele, piccolo villaggio nelle Fiandre. Ognuna di noi era stata affidata ad una famiglia diversa e per una settimana abbiamo fatto parte di un nucleo famigliare completamente nuovo, con l’impegno di ospitare a nostra volta gli studenti belgi in occasione della loro visita in Italia. La prima sera, quando mi sono ritrovata nel letto preparato per me…che per inciso era in una casa carinissima con un giardino incantevole… ho realizzato che viaggiare per me è soprattutto questo: trovarsi catapultati in una casa, in un letto che non sono i tuoi ma che ricorderai sempre perché ti hanno permesso di conoscere persone e realtà nuove. E così quella rimane per sempre un po’ anche la tua stanza, la tua casa e la tua famiglia…

  • la prima volta che mi sono dovuta chiedere: ma come mi vesto?!

Intendiamoci…è un pensiero quotidiano cercare di capire cosa indossare per affrontare la giornata, soprattutto in viaggio quando immancabilmente vince la strategia del “vestiamoci a cipolla, che non si sa mai!” Quando, però, l’anno scorso mi sono trovata a dover preparare la mia valigia per il viaggio in Turchia, la domanda aveva un significato molto più profondo. Credo fortemente che viaggiare sia l’occasione per scoprire e conoscere culture e modi di vivere diversi dal mio e che, quindi, il rispetto debba essere il primo indumento di qualunque viaggiatore… e allora ho fatto spazio nella mia valigia a gonne lunghe, maglie a maniche lunghe e foulard, lasciando a casa gonnelline ed alcune canottiere, perché entrare in una moschea vuol dire coprirsi, anche il capo per noi donne, e togliersi le scarpe… in fondo solo così si apprezza la morbidezza dei tappeti e si entra nell’atmosfera più autentica del popolo turco.

  •  la prima volta che ho dormito in auto

Viaggiare a volte significa fare delle scelte: prendere il traghetto di mezzanotte e tre quarti da Bodø, Norvegia, per Moskenes, isole Lofoten, con una traversata di circa 4 ore e conseguente pernottamento nell’unico parcheggio di Å, ultimo villaggio delle isole, nella comodissima auto a noleggio, avvolta nel sacco a pelo…o niente isole Lofoten?! Risposta ovvia, le Lofoten meritano qualsiasi pazzia, rimangono una delle cose più uniche ed indimenticabili del nostro ultimo viaggio a Capo Nord, per nulla al mondo me le sarei perse.
Ed eccomi allora lì, nella notte luminosa del Nord, accoccolata sul sedile dell’auto con la mascherina sugli occhi, con la paura di congelare… e anche quella di dormire in un parcheggio, esposti a chissà quale pericolo! Che poi diciamocelo, in Norvegia per strada non vedi nessuno di giorno, figuriamoci la notte!! Sicuramente non è stata la notte più riposante della mia vita, complici anche i gabbiani che verso le 5.00 di mattina hanno pensato bene di fare un abbondante spuntino beccando direttamente dalla carrozzeria dell’auto gli insetti che avevamo accumulato nei giorni di viaggio precedenti… ma lo rifarei mille volte, fosse solo per vedere nuovamente la nebbia notturna sollevarsi lentamente dal mare svelando il paesaggio sorprendente delle isole e delle case rosse del villaggio.

  • la prima volta che ho visto una renna

Diciamocelo: se parti per un on the road in Scandinavia, fino a Capo Nord, ti aspetti di vederne almeno una… insomma, fa parte del pacchetto, no?! Per di più se attraversi l’Hardangervidda, l’altopiano dove vive la più numerosa popolazione di renne selvatiche della Norvegia, l’habitat ideale per questi simpaticissimi animali. Ed invece niente, per ben 10 giorni digiuno assoluto, nemmeno un sospetto movimento di foglie nei boschi attraversati… una tale delusione! E poi, proprio sulla strada che da Tromsø ci ha portati a Capo Nord, abbiamo avuto il tanto agognato primo tu-per-tu con una renna, anzi un bel gruppetto intento in una passeggiata a bordo strada… e poco più in là un’altra ed un’altra ancora! Praticamente da quando le abbiamo trovate non ci hanno più lasciato, facendoci compagnia anche sull’uscio della nostra casetta a Capo Nord, facendoci strani scherzi lungo le strade della Finlandia, dove le renne sono particolarmente padrone del territorio e che, quindi, se le incontri per strada devi stare ai loro ritmi, quando han finito si spostano, ma non mettergli fretta!

  • la prima volta che mi sono espressa a gesti

Prima di partire per qualche destinazione esotica, trovi sempre qualcuno che simpaticamente ti ricorda: “ma come farai a spiegarti?! Dovrai parlare a gesti…” Tu ascolti, ma dentro di te confidi nell’infallibile potere dell’inglese, che se lo parliamo noi italiani, allora lo possono parlare tutti… sì, perché nella maggior parte dei casi e anche grazie a 5 anni di liceo linguistico alle spalle, non ci sono stati problemi a comunicare!
Certo, la Turchia non è la Norvegia o il Belgio, dove anche la tv la guardano in inglese… però, mai avrei pensato di dover ricorrere all’universale linguaggio dei gesti per ottenere la nostra prima cena in quello che sarebbe dovuto essere l’equivalente turco di una stazione di servizio autostradale! Nonostante la sorpresa iniziale, il risultato è stato ottimo: un buonissimo spezzatino accompagnato da riso bianco e dal più grande sorriso mai visto e tutta la disponibilità di questo ragazzo che, nonostante la nostra evidente incapacità di comprenderlo, ha voluto spiegarci nei dettagli tutte le portate disponibili, dalle zuppe al dolce, probabilmente elencandoci anche gli ingredienti ed il procedimento per la preparazione… in quel momento ho davvero ringraziato la mia Lonely Planet per avermi insegnato almeno a ringraziare…Tešekkür ederim!

  • la prima volta che ho detto: “io, qui ci vivrei…”

Questo per me è un problema serio: ho l’innamoramento facile per molte delle città in cui sono stata. È iniziato tutto a Londra… e so che fa questo effetto a molti. Nel mio caso non è stato un colpo di fulmine, ci è voluta una frequentazione un po’ più approfondita, ma camminando lungo i canali di Little Venice, tra le case bianche di Notting Hill, nelle stradine di Soho, attraversando il Tamigi sul Millennium Bridge, passeggiando a Canary Wharf e nei docks, ho proprio detto: “io, qui ci vivrei…” Che poi vivere in una città è tutto un altro paio di maniche rispetto a visitarla per 2/3 giorni!
E poi mi è capitato in Salento, a Rennes e a Camaret-sur-Mer in Bretagna, a Stoccolma, a Berlino, a Istanbul… fosse per me avrei casa in mezzo mondo!

  • la prima volta che ho pensato: “non voglio più tornare a casa”

I viaggi molte volte hanno il potere di trasportare in una dimensione completamente staccata dalla nostra realtà quotidiana, è come se per la durata del viaggio si vivesse in un mondo parallelo, una fantastica bolla di sapone, fatta solo di scoperte meravigliose e sospesa a mezz’aria, nell’attesa di svanire e riportarci a casa. Il ritorno è inevitabilmente parte integrante del viaggio, se non si tornasse mai non si potrebbe mai cogliere il valore immenso della partenza e del viaggio stesso.
Capita, però, che certi viaggi e certe destinazione diventino come un rifugio: per me Trieste, con la sua eleganza mitteleuropea ed i cieli al tramonto spazzati dalla Bora invernale, è stata un dolcissimo sciroppo per la tosse, una calda coperta di lana sotto la quale nascondere la testa e sperare che al risveglio tutto vada al meglio. Io da Trieste non sarei mai tornata…

  • la prima volta che ho avuto la sensazione di claustrofobia

Ci sono sensazioni che ti rimangono sulla pelle per tantissimo tempo… a Gerusalemme visitai con mio padre il Museo della Shoa, lo Yad Vaschem. Ricordo poco di quella visita, ma ho ancora chiara la sensazione provata nella parte esterna del museo, dove nella “Valle delle Comunità” ogni blocco di pietra riporta il nome delle comunità ebraiche scomparse durante l’Olocausto. Mi sentivo soffocare, avrei solo voluto scappare… è stata la prima volta che ho davvero provato quella sensazione claustrofobica di voler essere da un’altra parte, in un posto sereno ed accogliente. Quella è stata però anche l’occasione per capire quanti significati possa avere viaggiare…

Non vedo l’ora di leggere altre #prime10volte… mi raccomando, pensateci!

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Mariagiulia Bertali

Chi sono?! In realtà Mariagiulia, tutto attaccato (!), ma per semplicità e velocità Mery. 26 anni, laureata in architettura…Architetto in progress! Soprattutto, però, CURIOSA e APPASSIONATA di tutto quello che succede al di là del “paesello”.

12 thoughts on “#prime10volte: perché viaggiare vuol dire scoprire!

  1. “il rispetto debba essere il primo indumento di qualunque viaggiatore” è la frase che più mi ha colpito di queste tue prime dieci volti ed è una verità assoluta.
    Sono proprio contenta che il mio post sia stato rispolverato dopo un po’ di tempo, innescando questa (piccola) reazione a catena: stanno uscendo tante belle storie che aiutano a raccontarci e a scoprirci un po’ di più.
    Grazie, grazie mille per aver partecipato!

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  2. Eccomi di passaggio per leggere le tue prime10volte e per viaggiare con te! Condivido la sensazione che hai provato nella moschea, e come te ho il desiderio di vivere in un sacco di posti diversi! A presto! Giorgia+Arturo&Gertrude (loveisanowl.wordpress.com)

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  3. Che carino questo post! Praticamente le prime dieci volte le scegli tu? Scegli un tot di prime volte e le racconti? Io ho un blog di cibo in cui infilo anche la mia vita e i miei viaggi, sono tentata di farne una versione legata al cibo e una legata al viaggio 😀

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      1. Fatto! E’ online 🙂 Devo ammettere che ti ho “copiata” – o meglio mi sono inevitabilmente ritrovata a concordare – su alcuni punti, quali il mettere piede in un diverso continente o l’essere travolti dal pensiero “Non voglio più tornare”.

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      2. Fantastico Eva, scusa il ritardo.. l’ho appena letto e devo confermare che è proprio una bella occasione per conoscersi un po’ di più e scoprire degli aspetti a volte meno evidenti della nostra personalità di “viaggiatrici”!!
        E nel nostro caso anche una certa passione condivisa per la Norvegia e la Scandinavia in generale!!!;)

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