Profondo Nord

Immagino faccia parte della nostra natura, o per lo meno sicuramente della mia… l‘ambizione di raggiungere il punto più a nord dell’Europa continentale costituisce un’attrazione a dir poco fatale!
Ho sempre avuto una particolare passione per la fermata “capolinea” del bus che prendevo per andare a scuola o del treno per l’università, mi ha sempre trasmesso la serenità di aver raggiunto un traguardo, di aver portato a termine un percorso, anche se banale come quello casa-scuola!

L’idea di arrivare nel posto più settentrionale del continente, che per di più ha quella fama di luogo mitico, dove tanti viaggiatori di tutti i tipi mettono un bel cerchiolino rosso, ha fin da subito risvegliato tutta la mia curiosità: arrivare dove oltre non puoi più andare, dove finisce la terra e lo sguardo si perde all’orizzonte, là dove dovrebbe esserci solo il Polo Nord!

Capo Nord per noi è stata LA META, con tutte le lettere maiuscole! Il viaggio è stato pensato e voluto proprio per arrivare lassù, vedere il più possibile della meravigliosa Norvegia, ma poi godersi quegli ultimi 100km di strada costiera pazzesca che dall’ultimo paese sulla terraferma conducono al tunnel sottomarino e all’isola di Magerøya, dove si trova appunto Nordkapp. Arrivare nel punto più a nord, anche se solo simbolico, era l’obiettivo del nostro viaggio… e poi come è andata?!

Beh, noi a Capo Nord ci siamo stati: lo dice il biglietto di ingresso al sito museale -sì, estremamente turistico e costoso, ma impossibile da evitare!- e le poche foto al mappamondo metallico con le nostre guanciotte arrossate dal freddo. Perché per il resto noi non abbiamo visto nulla, avvolti come eravamo nel nebbione più impenetrabile che anche la Pianura Padana abbia mai visto… per raggiungere il monumento, ho rischiato più volte di schiantarmi contro la recinzione che, grazie al cielo, protegge la caduta libera dalla scogliera nel gelido Mare del Nord!
Inutile dire che, quindi, per noi Capo Nord è rimasto e rimarrà avvolto in una nube di mistero che forse contribuirà per sempre ad alimentare il mito del “beh, noi siamo stati a Capo Nord, il punto più settentrionale dell’Europa continentale!!!”

Delusione?! Assolutamente no… anche perché una volta lì, quando la nebbia leggermente si solleva scopri che sull’isola non ci sono solo renne, gabbiani e altre mille uccelli marini. A Capo Nord qualcuno ci abita davvero tutto l’anno, in piccoli villaggi e nel capoluogo Honningsvåg, sempre che di capoluogo si possa parlare per un paese di meno di 2.500 anime! Per me tutto questo ha assunto le proporzioni di una vera e propria rivelazione grazie all’unica cosa che abbiamo potuto fare una volta varcato l’ingresso del centro museale di Nordkapp, ovvero sederci una sala con comode poltroncine rosse e goderci un meraviglioso filmato della durata di circa un quarto d’ora: il North Cape “Home of the Midnight Sun and the Northern Light”… 
Personalmente mi aspettavo un filmatino molto turistico e commerciale, con le solite immagini da dépliant di agenzia di viaggio: neve – sole di mezzanotte – renne… e invece mi sono ritrovata trasportata dalla musica sullo spazzaneve che pulisce le strade innevate, sulla barca dei pescatori di Honningsvåg, alla fermata del pullman con i ragazzini pronti per andare a scuola, nel recinto dell’allevatore sami di renne e poi di nuovo in inverno, sulla motoslitta degli esploratori del profondo Nord….

The North Cape “Home of the Midnight Sun and the Northern Light”. from Hallgrim Haug on Vimeo.

A luci accese e filmato terminato, mi è venuto naturale chiedermi:

Ma come deve essere vivere un anno intero, inverno compreso, a Honningsvåg?! Cosa vuol dire non vedere il sole sorgere per quasi sei mesi e non conoscere più il buio per quelli rimanenti?! E cosa si farà mai per passare le giornate qui, nel Profondo Nord, dove non solo conosci tutti i tuoi compaesani, ma anche tutte le renne che la sera vengono a bussare alla porta?!

E così adesso, molto spesso di quello che si possa immaginare, mi ritrovo con i pensieri che vagano tra le piccole case colorate dei villaggi dell’isola di Magerøya, chiedendomi se lì ci sia già così tanta neve da potersi concedere tutte le sere una cioccolata fumante o se il ghiaccio abbia già cominciato ad inghiottire il mare. E poi a Honningsvåg, che lavoro potrei fare?!

Ah, per inciso, questa è la pista dell’aeroporto di Honningsvåg… tralasciando la ridottissima lunghezza, che potrei definire un problema di secondo piano, ma siamo sicuri che i piloti norvegesi siano anche dotati di vista ad infrarossi o qualsiasi tipo di raggio possibile per beccare la pista oltre questa fantastica coltre di nubi e nebbia?!DSC_0121

Poi capita che una mattina, sbirciando tra i web reportage del Corriere della sera ti appaiono alcune paroline magiche…isole Svalbard! Per intenderci, prima di comprare la mia Lonely Planet della Norvegia non sapevo manco dove potessero essere…e anche dopo averla comprata, il concetto non vi sarà perfettamente chiaro, perché sono talmente a nord che per farle entrare nella pagina bisogna decontestualizzarle e appiccicarle in un angolo della cartina! Poi immaginatevi la mia faccia quando, nella sezione “precauzioni da prendere, manco steste andando a fare un safari nella più selvaggia savana africana”, la guida ventila l’ipotesi che nelle Svalbard ci sia ancora possibilità di contrarre la rabbia… terrore!
Le Svalbard, comunque, non sono “altro” che le ultime isole prima del Polo, l’ultimo baluardo di umanità prima dei ghiacci, un posto che, come definito nell’articolo, è lontano da qualsiasi altro! Appartengono amministrativamente alla Norvegia, ma sono ormai meta di avventurieri e amanti del mondo più selvaggio provenienti da qualsiasi angolo della terra.

Beh, io vi consiglio di leggere questo articolo… Io per una buona ora sono stata lì, spaventata per la possibilità che un orso polare affamato saltasse fuori dal pc ma al tempo stesso con il naso all’insù per ammirare le luci incredibili dell’aurora boreale, e devo dire che sto seriamente pensando di farmi un giretto a Pyramiden, dove nella scuola, nel cinema, nelle cucine è ancora tutto fermo al tempo di Lenin.

Buon viaggio nel Profondo Nord, anche se solo con l’immaginazione per ora… ah, l’omino della street view  di Google Maps è stato anche lì, io un giretto ce l’ho fatto!

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Mariagiulia Bertali

Chi sono?! In realtà Mariagiulia, tutto attaccato (!), ma per semplicità e velocità Mery. 26 anni, laureata in architettura…Architetto in progress! Soprattutto, però, CURIOSA e APPASSIONATA di tutto quello che succede al di là del “paesello”.

One thought on “Profondo Nord

  1. […] Ci sono luoghi, culture, tradizioni che riescono a scardinare tutte le porte delle emozioni, non saprei spiegare per quale motivo, ma è così… Capita di trovarsi in un posto nel mondo che all’improvviso diventa la propria seconda casa, dove ci si sente realmente a proprio agio e che poi, nel momento di lasciarlo, lascia strascichi di nostalgia, sospiri e la sensazione di aver creato un vero legame indissolubile. Il più famoso è sicuramente il “mal d’Africa”, ma per me il richiamo più forte per ora è sicuramente quello del Nord! […]

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