#unafotoalgiorno e prime impressioni: #PolskaTrip

Ancora una volta devo ammettere che i rientri sono traumatici.
E’, vero, questo ultimo viaggio è durato relativamente poco, cinque giorni in terra polacca non si possono paragonare a viaggi oltre-oceanici né tanto meno alla meravigliosa esperienza di quest’estate attraverso la Norvegia e la Scandinavia fino a Capo Nord… eppure, anche questa volta ritornare a casa ha comportato un certo scompenso… e anche qualche ritardo nel mettere in fila ordinata le idee e le impressioni!
Sarà che ogni viaggio per me diventa un pianeta a sé, un po’ come capita al Piccolo Principe a zonzo tra pianeti piccolissimi e satelliti abitati da strani individui… ogni volta che parto è come saltare su un altra orbita, staccare tutti i riferimenti con la vita quotidiana e ad ogni ritorno la mia piccola galassia si è arricchita di un nuovo pianeta, con i suoi ricordi, immagini, parole e pensieri!

Questa volta il pianeta ha le sembianze più o meno di Saturno… al centro si raggruppano le meravigliose città polacche, in primis Cracovia con la sua storia lunghissima ed il fascino di un microcosmo così ricco di profumi, sapori e vicende spesso molto travagliata; Varsavia è stata una bellissima sorpresa, di quelle che ti colpiscono proprio al primo sguardo. La città vecchia e quella nuova, ed in questo caso la differenza temporale è davvero minima!, sono davvero deliziose, quasi inadatte alle proporzioni di una capitale decisamente sulla rampa di lancio; il quartiere finanziario dominato dall’“elefante in mutande di pizzo” -così i Polacchi chiamano il Palazzo della Cultura e della Scienza, dono sovietico dalle dimensioni esagerate e dallo stile spiccatamente “di regime”- è un vero e proprio fulcro della nuova Varsavia, in continuo movimento e assolutamente al passo con i tempi.

Attorno a questo nucleo, intriso di storia ma anche di modernità, gravitano gli anelli, quelle esperienze che non potevi farti mancare per il primo viaggio in Polonia.
Sul primo si adagia comodamente la campagna polacca: sterminata e desolata, anche in un inverno che finora ha regalato ben poca neve anche là. Le drittissime strade che la attraversano solo raramente si imbattono in sparuti gruppi di case, che fatico a chiamare paesi o villaggi; l’unico vero diversivo sono le foreste di conifere, che per poco mi hanno riportato alla Scandinavia… ma niente renne questa volta!!

L’anello successivo si snoda tra gli oltre 200 km di gallerie della miniera di sale di Wielicka, Patrimonio dell’Umanità dell’UNESCO. 9 livelli di scavi sprofondano verso il centro della terra, proprio alle porte di Cracovia, costituendo la più grande miniera di sale del mondo, oggi sede anche di un sanatorio per la cura di malattie respiratorie. Sì, è vero, la visita, peraltro di ottimo livello con un’ottima guida in italiano, è un po’ turistica, le gallerie e le sale sono arricchite di sculture di sculture realizzate ad arte per affascinare i turisti… ma questa vocazione è insita in questa miniera, già i sovrani polacchi nei secoli passati sfruttavano questo prodigio della natura e della tecnica per affascinare i propri ospiti ed organizzare nei saloni sotterranei grandi balli ed eventi!

E poi l’anello più esterno, quello che rimarrà vivo più a lungo nei miei pensieri: l’esperienza unica dei campi di concentramento e sterminio di Auschwitz-Birkenau, a soli 60 km da Cracovia. Quando parti e prenoti la visita guidata pensi di essere preparato ed in fondo quello che ti viene spiegato in quelle tre ore e mezza sono notizie, fatti e numeri che conosci… anche il luogo fisico, soprattutto il campo base di Auschwitz, non è così impressionante come potresti aver pensato, non ti resta indietro il fiato ad ogni passo che fai, tra quelle costruzioni in mattoni che sembrano quasi “carine” e dignitose.
Fatto sta, però, che sebbene sia tornata già da un settimana, non passa giorno senza che il ricordo di quel freddissimo pomeriggio non si faccia vivo e la prima esigenza che ho sentito al ritorno a casa è stata trovare il libro di Shlomo Venezia, uno dei sopravvissuti al campo di Birkenau, Sonderkommando Auschwitz, dove in ogni parola ritrovo e ripercorro i ricordi e le sensazioni della visita.
È così che capisci che qualcosa ti è davvero entrato dentro, così in profondità da cambiarti, da darti una nuova consapevolezza… Credo sinceramente che la visita ad un campo di concentramento sia un’esperienza imprescindibile per chiunque, per capire di cosa l’uomo e la sua intelligenza, usata così crudelmente, possa fare!

Vi lascio con la galleria delle mie #unafotoalgiorno per questo #PolskaTrip… ma state all’erta, perché presto ne arriveranno di altre, insieme all’itinerario completo!!

 

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Mariagiulia Bertali

Chi sono?! In realtà Mariagiulia, tutto attaccato (!), ma per semplicità e velocità Mery. 26 anni, laureata in architettura…Architetto in progress! Soprattutto, però, CURIOSA e APPASSIONATA di tutto quello che succede al di là del “paesello”.

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