Il senso della memoria

Questo non è uno di quei post che scegli di scrivere, uno di quelli che nascono con calma cliccando sulle letterine della tastiera, componendo le parole in modo razionale e ragionato… questo è uno di quei post che semplicemente è.
Esiste ancora prima che le frasi appaiano sullo schermo, susseguendosi l’un l’altra.
Sgorga con impeto, si fa largo tra tutti gli altri pensieri… magari avresti bisogno di ancora un po’ di tempo per rifletterci su, ma a lui non interessa!

I 60 km che separano la splendida città di Cracovia, dove la bellezza e la ricchezza della sua storia ed architettura appannano il doloroso passato di questa terra, ed il villaggio di Oświęcim, nome polacco del luogo che noi tutti conosciamo come Auschwitz… perché i Nazisti non mostravano rispetto per i toponimi delle località che destinavano alla costruzione dei campi di prigionia e sterminio!
Ecco quei 60 km rimarranno ben impressi nella mia mente, per sempre: la campagna lì è ancora più desolata, i villaggi sempre più piccoli e sperduti, i boschi di betulle sempre più fitti… e il nostro silenzio, la consapevolezza di dover preparare la nostra testa ma anche il nostro fisico alla visita del campo di Auschwitz-Birkenau.

Capisci davvero che una certa esperienza ti è penetrata nel cuore, ti ha in qualche modo cambiata quando non riesci più a liberartene, quando il tuo pensiero inevitabilmente finisce sempre lì, tra i blocchi in mattoni del campo base di Auschwitz oppure tra i camini del campo di sterminio di Birkenau, unici sopravvissuti delle baracche in legno dove i prigionieri congelavano durante gli inverni estremamente rigidi di questa terra… Camini?! Certo, i camini e le stufe c’erano, in tutti gli edifici destinati al ricovero e all’abitazione di persone, come prescritto dalle norme tedesche dell’epoca: c’erano, ma chiaramente non vennero mai accesi!
Da quando sono tornata alla vita di tutti i giorni, non ne è passato uno senza che io pensassi a quel freddo pomeriggio di gennaio.
Non mi era mai successo, adesso ho finalmente capito il vero senso della memoria.

Non ho intenzione di raccontarvi quello che ho visto, di elencarvi numeri o episodi… li conoscete già e soprattutto questi “dati” perdono il loro potere se ripetuti ancora così. Mi sono resa conto che tutte quelle informazioni, che sostanzialmente già conosciamo prima di entrare nei campi, acquisiscono un significato nuovo, una forza dirompente quando vengono ascoltati lì, tra quelle “casette” che all’esterno sembrano “carine”, lì ai piedi delle macerie dei forni crematori, distrutti dagli stessi Nazisti all’alba dell’avanzata sovietica nel codardo tentativo di nascondere le prove del loro terribile crimine… forse non avevano considerato quanto potesse essere estremamente più convincente il ricordo e la testimonianza di chi sopravvisse!

Il campo base di Auschwitz, definito ufficialmente Auschwitz I, lascia molto perplessi.
Gli edifici che compongono i blocchi di questi campo di concentramento operativo dal 1940 sono tutti costruiti in mattoni, gli interni sono “umanamente accettabili”, gli spazi esterni hanno le classiche proporzioni di un tipico villaggio operaio dei primi decenni del secolo… non sconvolge, non toglie il fiato!
Ti illude…
Oltrepassato il confine marcato da una doppia orditura di filo spinato compaiono le residenze degli ufficiali SS, che qui vivevano tranquillamente: la moglie di uno dei comandanti del campo lo definì addirittura “un paradiso”… Eh sì che proprio dalla finestra del suo soggiorno aveva la vista privilegiata sul primo forno crematorio di Auschwitz, poco più di una stanza dove venne sperimentato il metodo di sterminio con il gas Zyklon B, ma poi ritenuto insufficientemente capiente per la quantità enorme di persone che dovevano essere eliminate.

E così nacque Auschwitz II o Birkenau, un campo di sterminio 30 volte più grande del campo base di Auschwitz, dove vennero costruiti ben 4 crematori, capaci di uccidere 1200 persone in una volta sola, ma ancora non sufficienti per la “domanda”. Il nome tedesco di questo luogo tradisce il suono dolcissimo del polacco Brzezinka, nome con il quale questa zona era conosciuta e dal significato ancora più innocente e quasi idilliaco, “bosco di betulle”.
Birkenau è un pugno nello stomaco…
Qui, quel poco di illusione rimasta svanisce all’istante varcando l’ingresso al campo, attraverso la torretta in mattoni, proprio dove giungevano i convogli carichi di persone ancora ignare del loro destino, ma già sfiancate dai viaggi sostenuti in condizioni disumane, e osservando una distesa sconfinata di camini e baracche: non si vede letteralmente la fine!
Svanisce del tutto percorrendo la banchina lungo la quale i prigionieri venivano radunati e poi smistati, con un semplice gesto della mano dai medici del campo, e ricalcando i passi di chi, non ritenuto “abile al lavoro”, veniva condotto alle docce… certo, non si poteva dir loro che non c’era nessuna esigenza igienica, che le bocchette nel soffitto della camera a gas non avrebbero mai emesso acqua e che erano le finte colonne forate a permettere la diffusione del gas che li avrebbe uccisi nel giro di un quarto d’ora circa.

Al freddo oggettivo delle temperature esterne, si aggiungono i brividi ed il gelo delle emozioni…
La domanda non è “Come hanno potuto fare questo?!” e nemmeno “Ma l’uomo è davvero capace di queste atrocità?!”… le domande non possono essere queste, perché le risposte le conosciamo già: SÌ, noi ne siamo capaci e continuiamo a darne prova in tutti gli angoli del pianeta purtroppo, perché la Shoa non è stato né il primo né l’ultimo genocidio della storia.
È vero, mi ha colpito molto la lucidità del piano di sterminio nazista ed il fatto che dietro tutto ciò ci sia stato un enorme dispiegamento di intelligenza e sapere, con l’unico scopo di uccidere e sterminare la popolazione ebrea… mi ha colpito, ma non stupito.
La mia domanda è questa:

Abbiamo davvero capito quale deve essere il senso della memoria? Siamo sicuri di aver chiaro che ricordare serve affinché certi errori non vengano più commessi?!

Si sta avvicinando il Giorno della Memoria, il 27 gennaio, anniversario della liberazione del campo di Auschwitz da parte dei soldati dell’Armata Rossa, e ho finalmente capito come io voglio ricordare.

INFORMAZIONI PRATICHE PER VISITARE AUSCHWITZ-BIRKENAU

Non potevo lasciarvi senza qualche indicazione per organizzare la vostra visita ai campi di Auschwitz-Birkenau.

  • L’accesso ai campi, che compongono il Museo Nazionale di Auschwitz-Birkenau è assolutamente gratuito. All’interno dei “blocchi”, gli edifici del campo di Auschwitz, è allestita la mostra che permette di affrontare l’intero tema della deportazione durante la dominazione Nazista e tutte le sale dispongono di pannelli illustrativi in inglese.
  • Chiaramente, però, la visita acquista molto più significato se effettuata insieme ad una guida: sono disponibili visite guidate in molte lingue, tra cui l’italiano. Se decidete di optare per questa soluzione, che io consiglio vivamente, è necessario prenotare la vostra visita qui… Scegliendo il giorno potrete verificare a che ora è prevista la visita in italiano, nel nostro caso era alle 12.15, che durerà all’incirca 3 ore e mezza.
    Il prezzo del biglietto è davvero modesto: 40 zl, ovvero meno di 10€ e comprende anche il trasferimento in autobus al campo di Birkenau.
  • La visita guidata inizia ad Auschwitz I, nel caso arriviate in auto fate attenzione alle indicazioni non esattamente chiare. Noi ci siamo ritrovati all’ingresso di Auschwitz II ed abbiamo rischiato di perdere il tour guidato!
  • Nel caso in cui soggiornaste a Cracovia, il Museo di Auschwitz-Birkenau è facilmente raggiungibile anche con il trasporto pubblico che vi condurrà proprio in corrispondenza dell’ingresso.
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Mariagiulia Bertali

Chi sono?! In realtà Mariagiulia, tutto attaccato (!), ma per semplicità e velocità Mery. 26 anni, laureata in architettura…Architetto in progress! Soprattutto, però, CURIOSA e APPASSIONATA di tutto quello che succede al di là del “paesello”.

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