I volti di una donna…

8 Marzo. Festa della donna.
Sarò sincera: a me questa festa piace. Apprezzo il fatto che almeno per un giorno all’anno si trovi l’occasione per pensare alla DONNA, a tutti gli innumerevoli aspetti legati all’essere donna, dappertutto, in ogni singolo posto nel mondo e, si spera, per ogni giorno dell’anno.
Avete ragione… non dovrebbe esistere una “festa convenzionale” per puntare l’attenzione su questo tema, bisognerebbe avere coscienza sempre di quanto la condizione femminile sia ancora molto lontana dall’essere adeguata e paritaria; di quante donne nel mondo, ma anche a due passi da casa, siano oggetto di ingiustizie, violenze, soprusi; di quante volte i sogni, le aspettative, i desideri di troppe donne non potranno mai realizzarsi solo per via del loro sesso.
Ma l’8 Marzo esiste ed io non voglio nemmeno fare la “femminista all’incontrario”… vorrei che questa ricorrenza fosse il pretesto per parlare dell’essere donna nel mondo, all’interno di culture diverse dalla nostra, senza giudizi né pregiudizi, senza tirare conclusioni dettate da banali considerazioni e preconcetti.

Se penso alla DONNA oggi, mi vengono in mente i tanti volti diversi delle donne turche incontrate solo due estati fa, tra la Cappadocia, le steppe aride dell’Anatolia e le vie di Istanbul…
Alla partenza per il nostro viaggio in Turchia mi aspettavo sì un paese musulmano, ma fondamentalmente uno stato laico, così come l’aveva voluto Atatürk, padre della Turchia moderna. La realtà è che oggi l’Islam è tornato nuovamente ad essere una delle componenti più presenti nella vita quotidiana dei Turchi, anche in seguito alle ondate migratorie che hanno arricchito la popolazione di etnie e gruppi religiosi sempre più variegati e in molti casi vicini all’integralismo musulmano.
Non ci si può illudere di camminare per le strade di Istanbul o di Ankara ed incontrare solo donne a viso scoperto o con il capo coperto da un semplice foulard colorato; molto più spesso osserverete muoversi dei lunghi drappi neri, dai quali emerge solamente una mano che tiene ben salda quella di un bambino che le trotterella accanto. Il viso?! No quello non riuscirete a scorgerlo, ma nel giro di poco tempo avrete sicuramente imparato a distinguere i diversi tipi di velo islamico: il niquab che a sua volta si distingue in quello saudita e quello yemenita, il chador, l’abaya, ed in base a questo anche a localizzare quei “lenzuoli” neri in base alla loro provenienza. 

Mi sono chiesta molte volte chi ci fosse sotto quei “lenzuoli”, chi fosse a dar vita a quel pesante drappo scuro che in piena estate non può che essere percepito come una prigione di fuoco. Non è tanto “PERCHÉ” la domanda da farsi, secondo me: posso capire che ci siano forti ragioni culturali e religiose, sebbene faccia fatica ad accettarle; la mia domanda è “CHI”…
Poi un giorno, mentre in una moschea di Istanbul ero rapita dal canto dell’Imam mi sono accorta che proprio davanti a me c’era uno di quei “lenzuoli neri”, probabilmente una ragazzina davvero molto giovane, coperta fino ai piedi e della quale non sono riuscita nemmeno ad incrociare lo sguardo… Al collo pendeva una macchina fotografica reflex ultimo modello ed in mano stringeva uno smartphone che io probabilmente non sarei nemmeno stata in grado di accendere: di sicuro non una bigotta cresciuta all’oscuro del resto del mondo e del progresso!

La Turchia ha un bellissimo mare, chilometri di spiagge meravigliose, baie e calette dalla sabbia bianca e dall’acqua cristallina che tocca tutte le tonalità del blu… e al mare non ci vanno solo i turisti: molte località sono affollate di famigliole turche, che per la verità assomigliano molto alle famigliole italiane almeno per quanto riguarda il gioioso chiasso dei bambini, l’occupazione dello spazio con ombrelloni e salviette molto simile ad un vero e proprio accampamento, i giochi e i passatempi da spiaggia! Le mamme sì, quelle sono diverse: raramente vedrete una donna turca urlante sul bagnasciuga che richiama i propri bambini, molto più frequentemente rimarranno tranquillamente sedute sotto l’ombrellone o direttamente sulla sabbia, intente in un lento lavoro di scavo e “ammonticchiamento” della stessa! Il costume?! Beh, anche lì la moda mare ha un certo futuro: i costumi da bagno esistono, ma rispettano anch’essi le regole islamiche secondo le quali il corpo femminile non dove essere esposto in nessun modo…e nelle boutique di Istanbul il modello “intero” spopola!

Poi ci sono le spose… e questo è davvero un mondo a parte.
Non stupitevi se, mentre vi troverete in visita in alcuni dei luoghi simbolo della Turchia, come la Cappadocia, Pamukkale ma anche il sito archeologico di Efeso, all’improvviso verrete circondati da uno stuolo di coppie in abiti nuziali accompagnati dalla troupe del fotografo. In breve tempo sarete al centro di un vero e proprio set fotografico con i protagonisti degli scatti costretti ad assumere pose innaturali e ai limiti del kitsch, con tanto di palloncini e “lancio” del velo per creare un ricercatissimo effetto movimento… La scena avrà del surreale, ve lo assicuro, ma le spose anche in Turchia sono meravigliose e raggianti come in tutto il resto del mondo, all’interno dei loro abiti bianchi “all’Occidentale”, molto spesso completati e “regolarizzati” da un elegante velo bianco che copra almeno il capo…

Tanti volti, tante sfaccettature di un’identità femminile che in molte culture e in molti Paesi nel mondo è ancora alla ricerca della sua essenza, per molti versi estremamente lontana da dignità, indipendenza, parità, rispetto… A nulla serve, però, il giudizio di chi presume di essere migliore; l’unico augurio che oggi, 8 Marzo, sento di fare a tutte le donne è la curiosità, la voglia di conoscere, capire, apprezzare i tanti volti dell’essere donna e da quelli imparare per costruire la nostra identità, il nostro posto nel mondo!

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Mariagiulia Bertali

Chi sono?! In realtà Mariagiulia, tutto attaccato (!), ma per semplicità e velocità Mery. 26 anni, laureata in architettura…Architetto in progress! Soprattutto, però, CURIOSA e APPASSIONATA di tutto quello che succede al di là del “paesello”.

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