#sapevateche: falsi miti giapponesi (o quasi)…

Torna l’appuntamento con la rubrica mensile #sapevateche, di cui vi avevo parlato qui ovvero, una volta al mese dedicherò un articolo ad una curiosità, più o meno sconosciuta, portata a casa da qualche viaggio! Proprio perché viaggiamo soprattutto per conoscere un pezzettino di mondo in più… beh, come si fa a non tornare da un viaggio con qualche aneddoto-rivelazione da raccontare a chiunque si dimostri interessato?!

E questa volta i protagonisti della curiosità mensile non potevano essere che….i Giapponesi, una della più fantastiche rivelazioni dell’ultimo viaggio!
E’ inutile dire che l’osservazione ed un minimo di conoscenza del popolo, della sua cultura e tradizioni costituiscono una parte fondamentale di un viaggio e a riguardo dei Giapponesi se ne dicono e sentono davvero di tutti i colori: sembra che ci siano dei “pregiudizi” che li accompagnano, una sorta di miti e leggende… quali sono e soprattutto, sono tutti veri?!

Ovviamente non voglio lanciarmi in una trattazione sociologica, soprattutto perché 10 giorni non possono essere sufficienti per potersi definire esperti di nulla, soprattutto di personcine così complicate ed affascinanti come i Giapponesi.
Al contrario, questo post vuole essere solo una raccolta di alcune osservazioni semi-serie e si spera anche un po’ divertenti proprio a riguardo di questo popolo, che ci ha indubbiamente colpito ed ammaliato!

Miti da sfatare…

  • I giapponesi sono ostili nei confronti degli stranieri

    Devo dire che questa, alla vigilia della partenza, era una delle rivelazioni che più mi preoccupavano.
    In generale mi trovo sempre un po’ impensierita quando parto per destinazioni in cui la lingua locale si basa su un altro alfabeto, diverso dal nostro: è già una prima barriera che non riesci a superare con un po’ di spirito di adattamento e qualche gesto, alfabeto nel quale noi italiani abbiamo una certa esperienza. In più avevo letto di una certa ostilità dei Giapponesi nei confronti dello “straniero”, che si becca anche un termine nella lingua locale “gaijin” caratterizzato da una netta accezione negativa. Anche storicamente, si parla spesso del Giappone di una Paese nazionalista, con un grande attaccamento alla propria identità ed una certa chiusura o scarso interesse ad aprirsi ad influenze extra nipponiche.
    Insomma, mi dicevo, cosa mi aspetta una volta sbarcata dall’aereo?!
    Ve lo racconto con un aneddoto… atterriamo a Tokyo Narita, procediamo senza intoppi tra tutti i controlli all’immigrazione, ritiriamo senza problemi i nostri bagagli ed eccoci nella hall principale dell’aeroporto, sfranti da 18 ore di viaggio e con tutta una serie di commissioni da sbrigare: Japan Rail Pass da attivare, Suica cards da comprare, Pocket Wi-fi da ritirare all’ufficio postale dell’aeroporto… il tutto con una dozzina di cartine che diligentemente mi ero stampata da casa perché non sia mai che una non è organizzata! Ebbene, non trovandoci esattamente alla stazione del paesello, orientarsi non è stato affatto facile ed il mio sguardo vagava a destra e sinistra nel vano tentativo di capire dove potesse trovarsi un ufficio postale… ed eccolo lì, un omino con giubbotto catarifrangente azzurro ed una paletta dirigi-passeggeri in mano che mi viene letteralmente in braccio ed ancora prima che potessi formulare una domanda in un inglese semplice e comprensibile, con una calma serafica mi indica dove poter svolgere tutti i miei fondamentali compiti!
    Ovviamente non generalizzo, so bene che la politica di immigrazione nipponica è una delle più severe al mondo e che quando passi da “turista” a “straniero-gaijin che vive stabilmente in Giappone” molto possa cambiare… però io quel signore me lo ricorderò per sempre, e non solo per il suo giubbotto!!

  • I GIAPPONESI mangiano solo pesce crudo

    OK, non ci sarete cascati vero!?
    La cucina giapponese è tutto tranne che monotematica e soprattutto i Giapponesi mangiano davvero di tutto, altro che sushi sashimi… A Kyoto, soprattutto, abbiamo faticato a trovare un classico ristorante di sushi!
    Come dicevo la dieta di un Giapponese medio spazia attraverso piatti molto diversi tra loro e soprattutto nella cucina più tradizionale, come la kaiseki, il pasto è concepito come un susseguirsi armonioso di portate ed ingredienti variegati, dalla verdura al pesce, molluschi, salsine, zuppe ed intingoli vari.
    E poi c’è la carne: sapevate che una delle carni più pregiate al mondo è proprio giapponese?! Parlo del “manzo di Kobe”, uno dei marchi più famosi della cosiddetta carne Wagyu, che viene concepita in patria come un vero e proprio patrimonio e che potrete trovare in tutto il mondo a prezzi altissimi. E non è la sola, perché sono ben tre i “marchi top”: Kobe, appunto, Matsusaka Ushi e Ohmi, che si differenziano per la regione di provenienza e l’alimentazione dei bovini, ai quali si aggiungono i marchi minori, ma non per questo meno pregiati.

  • I GIAPPONESI SONO iper-tecnologici

    Lungi da me sminuire il legame tra il Giappone ed i suoi abitanti con la tecnologia, né tanto meno disconoscere ai Giapponesi un amore sconfinato per qualsiasi diavoleria o congegno tecnologico… pensate che il solo Yodobashi Akiba, uno dei più famosi centro commerciali nel quartiere di Akihabara a Tokyo, si compone di 9 piani interamente dedicati ad oggetti tecnologici, dalla piastra per capelli a sistemi dolby surround, telecamere, elettrodomestici ami visti e chi più ne ha più ne metta!
    Però… la copertura wifi all’interno delle città, persino sui super efficienti “treni proiettile”, in molti hotel e locali è ancora molto limitata; la diffusione dei pagamenti con carte di credito è resa difficile dai pressoché onnipresenti cartelli “only cash”; la maggioparte delle strutture ricettive tradizionali e di piccole dimensioni, spesso le più caratteristiche e ricercate da parte di viaggiatori internazionali, non sono presenti sui principali motori di ricerca come Booking.com o addirittura non hanno siti internet tradotti in inglese… nemmeno il Mercato del pesce di Tsukiji, una tappa imprescindibile per molti turisti, ha una pagina comprensibile per noi occidentali! A Kyoto il sistema di trasporti, seppur molto efficiente, è ancora affidato a dei pullman decisamente datati ed angusti…

  • le mascherine…

    Questa è sicuramente una questione molto discussa. Perché le indossano?!
    Non le portano per motivi di inquinamento, come saremmo portati a pensare. Questo anche perché le città giapponesi non si possono descrivere come città inquinate: Tokyo, pur essendo una delle più popolate metropoli al mondo è molto meno inquinata di Milano e vi stupirà constatare quanto sia sotto controllo il traffico, non abbiamo mai visto un ingorgo o avuto la sensazione di grande affollamento di veicoli.
    I Giapponesi indossano le fantomatiche mascherine bianche in segno di rispetto nei confronti degli altri: quando sono ammalati, influenzati o semplicemente raffreddati tirano fuori la mascherina e via… nessuna diffusione di germi e massima protezione da pollini e allergie in primavera!
    Sarà proprio così…

  • I GIAPPONESI non parlano inglese

    Ok, qui mi trovo a dire qualcosa che risulterà impopolare a molti blogger e non solo che ho letto prima di partire. C’è una sorta di terrorismo su questa questione: i Giapponesi non parlano inglese e spiegarsi risulterà molto complicato…
    Noi non abbiamo mai avuto nessun tipo di problema.
    E’ vero, probabilmente non avrei mai potuto intavolare un’appassionata discussione sull’origine dell’Universo o sui massimi sistemi con nessuno dei gentilissimi Giapponesi con cui mi sono trovata ad interagire, ma ance perché la prima in difficoltà sarei stata io. Indubbiamente non parlano inglese volentieri e nemmeno con una pronuncia perfetta, ma capiscono perfettamente e riescono a darti qualsiasi informazione si abbia bisogno.
    E dove non arrivano con la lingua, basta un grande sorriso ed un entusiastico “arigato gozaimasu” -grazie mille- e tutto si sistema…

  • il mito del “sarariman”

    “Sarariman”, il classico impiegato giapponese, dall’inglese “salary man”… perfettamente vestito in completo e cravatta nera, camicia bianca e ventiquattrore alla mano che ogni mattina si reca in ufficio per restarci fino a tarda ora, almeno le 22.00, e lavorerà per la stessa società per tutta la vita, in un segno di assoluta fedeltà e dedizione.
    La leggenda attorno all’operosità e all’infinito senso del dovere dei Giapponesi dev’essere un po’ sfuggita di mano…
    Complice una reale e brusca fermata della galoppante economia del Paese, da ormai qualche decennio, la vita del “sarariman” è diventata molto più semplice: gli orari di lavoro anche in Giappone sono rientrati in schemi ben più umani, consentendo alla maggiorparte dei lavoratori una buona dose di tempo libero, così come la fedeltà alla propria azienda ha smesso di essere considerata una questione di vita o di morte.
    Se vi capiterà di conoscere qualche impiegato che giurerà di trascorrere 12 ore in ufficio… beh, è molto probabile che scelga di restare sul posto di lavoro più per una questione di facciata che per un effettivo impegno improrogabile!

… ed alcuni da confermare

  • I GIAPPONESI amano l’ordine e l’organizzazione

    Impossibile negarlo!
    Se c’è una reazione comune a chiunque abbia visto finora le nostre foto dal Giappone è lo stupore nel constatare l’ordine e la pulizia pressoché ovunque, strade comprese!
    Tokyo è una città di 13 milioni di abitanti -13 milioni!!! all’incirca un quarto della popolazione italiana- e camminando in ognuno dei quartieri che abbiamo visitato non abbiamo mai avuto l’impressione di disordine o caos. Persino nel pieno centro di Ginza o Shinjuku non abbiamo mai assistito ad un ingorgo, ma cosa dico, una anche solo accennata confusione o mai sentito il rumore di un clacson!!
    Quando aspettano la metro, un treno o addirittura un autobus i Giapponesi si dispongono in una ordinatissima fila indiana che risale leggermente e poi ripiega su se stessa, oppure segue le indicazioni impresse a terra… sì, lungo la banchina è già segnalato il punto esatto in cui si apriranno le porte per salire sul vagone di metro o treno che sia!!
    Persino all’affollatissimo mercato di Tsukiji, per assaggiare una prelibatezza da tipico street food “loro” si dispongono in code estremamente rispettose a lato strada, senza brontolii o tentativi di rubare il posto di qualcun’altro… utopia!!!

  • I GIAPPONESI sono la quintessenza della gentilezza

    Direi che ormai si è capito, la gentilezza è una questione genetica per i Giapponesi…per chiudere, ecco un vero e proprio elenco di piccole, ma meravigliose attenzioni nel più tipico stile giapponese!
    – venire investiti da innumerevoli “irasshaimase” – benvenuto,come posso aiutarla?- all’entrata di qualsiasi negozio o ristorante, da parte di tutti i commessi/camerieri/cuochi…
    – l’autista dell’autobus che ringrazia singolarmente ogni singolo passeggero mentre scende dal mezzo, che può voler dire minuti di incessanti “arigato gozaimasu”
    porgere con entrambe le mani in maniera estremamente aggraziata scontrini, banconote, per non parlare di cibo e borsette
    – sentirti ripetere all’infinito così tanti grazie, che ad un certo punto non sai più nemmeno cosa hai fatto per meritarti tanto….

    gentilezza
    Il kanji per “gentilezza”
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Mariagiulia Bertali

Chi sono?! In realtà Mariagiulia, tutto attaccato (!), ma per semplicità e velocità Mery. 26 anni, laureata in architettura…Architetto in progress! Soprattutto, però, CURIOSA e APPASSIONATA di tutto quello che succede al di là del “paesello”.

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